Resisto dunque sono e l'Hagakure

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Messo da parte Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, mi sono deciso a prendere in mano un libro che mi avevano fortemente consigliato, Resisto dunque sono, di Pietro Trabucchi. Devo dire con molto scetticismo, quasi spinto dalle insistenze di chi me l'ha imprestato.

La fascetta fosforescente con l'affermazione di Giovanni (di Aldo, Giovanni e Giacomo) per cui se avesse letto questo libro da ragazzo, chissà ora dove sarebbe, non prometteva nulla di buono in realtà. Diffido dei libri che trattano di motivazione, magari infarciti velocemente di banalità, consigli affrettati (del genere: i 10 modi per...), e magari zeppi di ridondanti test di personalità a fine di ogni capitolo.

Non sarà niente di tutto ciò.

Nella copertina interna leggo chi è Pietro Trabucchi: psicologo dello sport, professore ma soprattutto atleta d'endurance. Ha terminato maratone, due volte l’Ultra Trail del Monte Bianco, ha scalato l'Everest. E' uno tosto. Sa cosa vuol dire resistere, tenere duro, soffrire.

Quando leggo che la prefazione è firmata Cristian Zorzi inizio ad intuire che deve trattarsi di un libro di un certo spessore.

E così si rivela sin dalle prime pagine che ho appena finito di leggere. Subito emerge il tema dello stress. Sinceramente non ne posso più di sentire parlare di stress. E su facebook l'amico che scrive che è stressato. E le donne che si dicono che è tutto colpa dello stress.
Trabucchi mi toglie le parole di mente:

... noi siamo costruiti per convivere quotidianamente con lo stress. A questo scopo possediamo dentro di noi, come un dono, un insieme di risorse che abbiamo ereditato dal passato. Questo insieme di risorse si chiama "resilienza o resistenza" psicologica.


E aggiunge anche:

Tutti gli organismi viventi, di fronte agli stimoli ambientali, si adattano o muoiono: gli unici che contemplano una terza possibilità, quella di autocommiserarsi, sono gli esseri umani.

Ma ecco che Trabucchi mi stupisce ancora di pià quando cita l'Hagakure:

Sopravviveranno i resilienti. L'Hagakure, il libro segreto dei samurai, paragona le persone a delle barche: è solo quando le acque si fanno agitate che diventa manifesta la differenza tra quelle che tengono il mare e quelle che non ce la fanno (I, 116)


L'Hagakure è stata una delle fonti più importanti d'ispirazione di Yukio Mishima, considerato un samurai solitario per le vicessitudini della sua vita e del contesto storico. Mishima scrisse persino un commento ai primi tre volumi, in Italiano pubblicato come La via del samurai.

Che filo conduttore! Sono riamasto veramente stupito.