Ho appena terminato di leggere Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, un classico della letteratura moderna giapponese, ritenuto un racconto verosimilmente autobiografico dell'autore stesso.Il libro è scritto in prima persona dal protagonista del racconto, Kochan. Premetto che una recensione completa sarebbe tediosa in questa sede e tantomeno ne sarei capace, finendo per oziare veramente anche chi è minimamente incuriosito.
Lascio quindi solo qualche appunto.
Kochan è un antieroe, alla pari dello Zeno di Svevo e del Corrado di Pavese e di molti altri protagonisti di romanzi "esistenziali" del Novecento, a cavallo tra la Prima e Seconda Guerra Mondiale.
Quantomeno tormentato, ma nello specifico depresso, malaticcio (per cui sarà esentato dagli obblighi militari), pervertito (non per il fatto che è attratto dallo stesso sesso, bensì per la morbosa descrizione di alcune scene e soprattutto di pensieri trucidi e sanguinosi), sociopatico, nonché egocentrico ed arrogante, arriva a rivolgersi a se stesso in questo modo:
Tu non sei umano. Sei un essere incapace di rapporti col prossimo. Non sei nient'altro che un animale, inumano e in un certo qual modo stranamente patetico.
La maschera. Le confessioni sono di una maschera. Ho ripreso in mano il Ferroni che dice:
Per Pirandello la finzione e l'inganno della vita sociale trovano il loro maggiore strumento nella maschera: ognuno di noi si presenta allo sguardo degli altri attraverso un'apparenza esterna che non corrisponde alla reale natura e da cui è molto difficile, o impossibile, liberarsi.
Kochan la chiama la "mascherata controvoglia" per cui
"... quanto il prossimo considerava una posa da parte mia, era invece una manifestazione della necessità di affermare la mia natura genuina, mentre era per l'appunto una mascherata quello che il prossimo considerava il mio io genuino."
Ciò lo porta a considerare la vita come un palcoscenico, e man mano a confondere realtà con finzione, sentimenti autentici con costruzioni fittizie - descritte come un "sistema di mascherare intenzionalmente la mia falsità di fronte a me stesso" o "circoli perpetui di introspezione" che lo portano infine a credere di amare una ragazza, Sonoko, con le seguenti premesse:
A lungo andare la "recita" è diventata una parte integrante della mia natura, riconobbi tra me. Non è più una recita. La consapevolezza con cui continuo a camuffarmi da individuo normale ha corroso addirittura quel minimo di normalità che magari possedevo in origine, e ha finito così col farmi dire e ridire a me stesso che anche questa era una semplice parvenza di normalità. In altre parole, sto diventando una di quelle persone incapaci di credere a nulla che non sia contraffatto. Ma se questo è vero, allora il mio tentativo di voler considerare una mera contraffazione esser altro che una maschera intesa a celare il mio autentico desiderio di credermi sinceramente innamorato di lei. E quindi forse sto diventando una di quelle persone incapaci di agire contrariamente alla loro natura genuina, e forse l'amo sul serio... "
La storia si sviluppa nella cornice tragica del Giappone bombardato durante la Guerra.
Abbracciati Sonoko arrossisce ed è emozionata, presa dal vortice dell'amore, Kochan rimane freddo, senza alcuna "ombra di desiderio", "assente la minima sensazione di piacere", pensa a fuggire. Successivamente è colto dal terrore, si pente, ma il giorno seguente la ribacia ma con "un bacio che daremmo a una sorella minore", costretto a simulare, incapace di tenere un comportamento dignitoso, ma abile nell'illudere e poi far soffrire la giovane e di compiacersi del "nuovo potere di tormentarla a volontà". Arido di sentimenti veri, egocentrico.
Tanto che sarà il fratello di Sonoko a dovergli scrivere una lettera pregandolo di dargli una risposta "franca, pienamente spontanea".
Ma non c'è alcuna sensibilità in Kochan, a cui la lettera desta un "banalissimo senso di superiorità". Dirà: "sono un conquistatore".
La madre, quando le racconta della lettera e delle ragioni per cui non potrebbe sposare Sonoko, gli ride francamente in faccia: "che buffa maniera di discorrere, insomma, quali sono i tuoi sentimenti genuini? Ami quella ragazza o no?"
Kochan è capace solo di borbottare e di scrivere "una lettera di rifiuto indiretto che sapeva d'artificio lontano un miglio".
In un secondo tempo rivela:
"Io volevo una prova che sua sorella era rimasta ferita almeno leggermente in quell'epoca. Volevo scoprire in lei una certa dose d'infelicità che facesse riscontro alla mia."
Il finale è criptico. Non voglio né rivelarlo né essere riduttivo nel descriverlo. Leggetelo!
